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lunedì 31 luglio 2017

MONTE LEGNONE Da Pagnona al Rifugio Griera lungo la strada militare

SENTIERO: T
TEMPO MEDIO DI ASCENSIONE 2:00
TEMPO MEDIO DI DISCESA:  1:20
ALTITUDINE MASSIMA 1695
RIFUGIO DI RIFERIMENTO: GRIERA
PERIODO CONSIGLIATO: TUTTO L'ANNO SE NON C'E' NEVE, IN AUTUNNO INVERNO TELEFONATE PRIMA PER SAPERE SE IL RIFUGIO è APERTO

L'itinerario che vi proponiamo oggi fa parte della sottocategoria dei "Culipesantissimi", una specie di trekking induividuata nel primo ottocento dalle signore bene della borghesia inglese. In parole povere è un percorso dove non potete trovare nessuna scusa, o arrivate in fondo o siete pronti per il salumificio, nei panni della mortadella.
Nonostante la premessa atletica il percorso è molto panoramico e vi permette di osservare alcuni bellissimi scorci della zona Lariana.

Pronti? via.
Bacio alla mamma: FATTO
Lettera di addio alla fidanzata (che non si sa mai cosa può farti una capra nel bosco): FATTO
Zainetto dei supereroi in spalla: FATTO

Settate il vostro navigacoso sull'abitato di Pagnona, giunti che vi sarete superatelo e dirigetevi verso Tremenico, sono pochi chilometri di strada molto stretta a due corsie per senso di marcia, state molto accorti (sul serio stavolta). Prima di giungere a Tremenico vedrete una strada sterrata molto evidente che si discosta dalla strada principale sulla vostra destra, sulla sinistra c'è un piccolo parcheggio buono per tre o quattro di macchine al massimo, vi accorgerete che è la strada giusta per via dei vari cartelli che indicano i vari alpeggi e la palina segnaletica che vi indica se il rifugio Griera, vostra
meta, è aperto o chiuso. Fermate il vostro biroccio e cominciate la salita.

Quella che si apre davanti a voi è una vecchia strada militare costruita nel primo novecento quando il monte Legnone era parte integrante di quell'enorme spreco di tempo e soldi del regno che prese il nome di Linea Cadorna (se siete interessati andate su Wikipedia  che un ripasso di storia non vi può che fare bene, e poi magari questa sera finite a banfarvi della cosa e riuscite pure a limonare).

Ora, senza stare a dilungarci troppo sappiate che lo sterrato non vi abbandonerà praticamente più e salirà in quota dolcemente per 750m di dislivello e 19 tornanti che, per vostra conoscenza sono segnalati con numerazione progressiva dalla polisportiva di Pagnona.

Superato il 19° tornante evitate la strada dritta che vi indica la cima del monte Legnone (salita di cui parleremo in un post successivo) e dirigetevi verso il rifugio che ora noterete poco copra di voi.

Nota culinaria N°1 poco prima del rifugio troverete una malga con animali liberi al pascolo (se vi portate dietro Fido ricordatevi di mettergli il guinzaglio, mucche e capre di montagna non sono sempre amichevoli con gli altri animali e qualche cartello vi ha già avvertito durante la salita). Alla malga si produce dell'ottimo formaggio di mucca e di capra (sorpresa, le malghe servono per fare il formaggio non per segregare Heidi). Se trovate il padrone il consiglio è quello di comprare un bel pezzo di quello che vi pare, tanto è tutto molto buono.

Superata la malga il Rifugio è a un passo.

Nota culinaria N° 2, al Griera si mangia tanto e bene, la sapiente ostessa, Serena, vi farà mangiare fino a esplodere quindi godete. Non mancate di assaggiare pure le grappe e i liquori, fidatevi.

Buona salita e buon colesterolo! 







lunedì 25 aprile 2016

RESEGONE: DALLA FORCELLA DI OLINO AL RIFUGIO AZZONI


SENTIERO: E
TEMPO MEDIO DI ASCENSIONE 2:00  - 2:30
TEMPO MEDIO DI DISCESA: 1:40
ALTITUDINE MASSIMA  1875 M 
RIFUGIO DI RIFERIMENTO: RIFUGIO AZZONI
PERIODO CONSIGLIATO: MAGGIO - SETTEMBRE

L'altra volta ci siamo fermati in basso.
Abbiamo rifocillato il tuo ego che, incredibilmente, è vicino al tuo stomaco in modo imbarazzante, e abbiamo dato un pò di "fiato" alle tue gambe demuscolarizzate dagli ozi di un inverno passato tra grassi insaturi e lussi da satrpo.
Oggi abbiamo deciso di fare sul serio e portarti in vetta al Resegone.
Cominciamo con un pò di contesto.
La tua prof di italiano dovrebbe avere lasciato un segno indelebile nella tua adolescenza. Non stiamo parlando dei sogni erotici che ti facevi pensando a lei nella tua cameretta piena di leziosità, stiamo parlando di quando ti ha fatto leggere quel mattonazzo incommensurabile che aveva per titolo "I Promessi Sposi".
Sappiamo che ti stiamo facendo cosa gradita rimembrandoti il famoso incipit che tanto ti fece sentire inadeguato:
Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutte a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l’uno detto di san Martino, l’altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talchè non è chi, al primo vederlo, purchè sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune.

Per via della sua forma dentellata il Resegone è una delle montagne più riconoscibili della Lombardia, domina la citta di Lecco viene considerata (a ragion veduta) insieme alle due grigne la montagna che meglio rappresenta la zona Lariana dalla regione.
A dispetto delle apparenze la salita alla cima del monte non è particolarmente impegnativa ed è fattibile anche a chi non ha grandi competenze di trekking. La punta più alta della montagna è la Punta Cermenati (1875m) che si trova subito sopra al rifugio Azzoni.

Per ora ti proponiamo la salita dalla forcella di Olino (sentiero 17), in un post successivo ti daremo le indicazioni per la variante dal Morterone Sentiero 16, non ci sono molte differenze in difficoltà e tempi di salita.

Pronti, via. Preparate la vostra auto per la partenza e dirigetevi verso Lecco, passata che avrete la prima galleria del passante prendete la seconda uscita per Valsassina.
Vi trovrete a percorrere una nuova serie di lunghe gallerie fino a che non arriverete ad una rotonda presso il paese di Ballabio.
qui seguite le indicazioni per Morterone.
ATTENZIONE: la strada che va verso Morterone si apre sulla sinistra a circa un chilometro dalla rotonda. se sbagliate e andate dritto vi ritroverete dentro a Lecco e dovrete tornare indietro.  La strada è indicata da un cartello che può sfuggire alla vista quindi piedino leggero sull'accelleratore. Se non sbagliate direzione a breve vi troverete a percorrere una bellissima strada molto stretta e panoramica. Tutto magnifico se non fosse che è a doppio senso e piena di curve cieche, occhio a eventuale auto in senso opposto, ci sono modi migliori di un frontale per fare delle belle amicizie.
seguendo la strada per poco più di una decina di chilometri vi troverete all'imbocco di una piccola galleria con due spiazzi adibiti a parcheggio e noterete le paline con le varie indicazioni (una molto grossa reca la scritta RESEGONE). In settimana troverete parcheggio senza grandi problemi anche prima della galleria, nel weekend non credo che sarete altrettanto fortunati.

Cominciate a incamminarvi dopo aver chiuso l'auto ed esservi fatti il solito selfie del cazzo che avrete mandato ad amici e conoscenti.
Il sentiero, che inizialmente è in salita subito dopo diventa pressocché pianeggiante e così rimarrà per un bel pò, per vostra somma e immotivata gioia (pensate che se per ora è piano prima o poi dovrà prendere quota). Sin dall'inizio della salita vi sarete resi conto che il sentiero non è segnalato molto bene, il fatto è che da lì partono davvero molti sentieri e che, per questo motivo, almeno inizialmente seguire un segnavia o l'altro non fa alcuna differenza. Dopo una quindicina di minuti di cammino troverete un bivio che riconoscerete per via di una casetta di cemento alla vostra sinistra. Andate dritti seguendo il sentiero segnato da bandierine rosso bianco rosso con la scritta DOL.
Il sentiero sempre molto facile continua tra gli alberi, si incontrano di sovente molte deviazioni (Forbesette, Morterone, Erna, Passo del Giuf) seguite sempre i segnavia con le diciture DOL o quelle che indicano il sentiero N°17 o ancora, molto più di rado, quelle con la dicitura RIFUGIO SEL.

Tra gli alberi si aprono scorci tra i monti della zone e in un paio di casi si aprirà davanti a voi il profilo del Resegone che vi apparirà molto lontnano e che vi farà dubitare della bontà delle stime dei tempi che vi stiamo dando e soprattutto delle vostre possibilità. Non preoccupatevi, non è per niente così.
Se avete seguito le indicazioni correttamente dopo una buona mezz'ora di saliscendi vi troverete in mezzo ad un bosco con alti aberi e il sentiero scompare in quello che sembra il letto asciutto di un torrente. sulle rocce potete asservare i segnavia che proseguono verso l'alto. continuate a salire e in breve arriverete all'area sosta dette di Forbesette. Qui le indicazioni sono nuovamente molteplici, voi prendete il sentiero che si apre sulla vostra sinistra con le varie indicazioni DOL, 17, 16.
Attenzione: seguendo il sentiero ad un certo punto vederete che si biforca, uno va in salita e l'altro prosegue quasi in piano, sul sentiero in piano troverete una freccia con la dicitura rifugio Resegone, se la vostra meta è la cima non la seguite (sappiamo che sembra banale ma visto che lo fanno in molti,  ve lo diciamo).
Da qui la strada si fa più impegnativa e, almeno fino alla metà di maggio (anche di più se l'inverno è stato rigido) da qui troverete molti tratti innevati.
Di norma non servono ramponi o altri attrezzi, basta un pò di attenzione.
Qui il paesaggio cambia, gli alberi si diradano e tutto dà una maggiore impressione di montagna come si deve... dai, è il momento, tira fuori il cellulare, puoi dire di essere chissà dove, nessuno potrà mai sospettare che sei solo a 1500m.
La vetta non dista molto, ma il sentiero si fa ripido e roccioso, a volte si perde in mille deviazioni che però ti riconducono. sempre nella stessa direzione. A tratti vedrai la croce sulla cima.

Se il sentiero è ricoperto di neve potrai seguire senza problemi le tracce che sono state lasciate da coloro che sono saliti prima di te. L'unica accortezza che ti suggeriamo è quella di stare attento a non scivolare nei pressi degli strapiombi.

in breve arriverai a una forcella che ti mostra il versante lecchese della montagna e dove una palina segnaletica ti indica il rifugio Azzoni e la cima.








Il rifugio e la cima sono oltre la cresta che vedi alla tua destra.
Il rifugio Azzoni è sempre aperto nei Week end e nei mesi di luglio e agosto anche in settimana.
Oltre il rifugio ormai puoi vedere la scala in cemento che porta alla cima Cermenati la più alta delle vette del monte sulla cui cima puoi osservare una grossa croce e un altare in pietra ottimo per fare asciugare le maglie pezzate di sudore.

Nell'augurati buona salita ti benediciamo dall'altare medesimo... possiamo farlo, ce lo ha detto il Dio della Montagna.


  

  

martedì 19 aprile 2016

RESEGONE: DA ERVE AL RIFUGIO ALPINISTI MONZESI


SENTIERO: E
TEMPO MEDIO DI ASCENSIONE 1:45 - 2:00
TEMPO MEDIO DI DISCESA: 1:30
ALTITUDINE MASSIMA  1173 M 
RIFUGIO DI RIFERIMENTO: CAPANNA ALPINISTI MONZESI (CAPANNA MONZA) - APERTO MERCOLEDì E NEI WEEK END TUTTO L'ANNO E SEMPRE APERTO NEI MESI ESTIVI
PERIODO CONSIGLIATO: TUTTO L'ANNO TRANNE I MESI INVERNALI PIU' RIGIDI E NEVOSI (NEI MESI ESTIVI MOLTO FREQUENTATO)
CONSIGLI ULTERIORI: portate calze di ricambio se fate la salita nei mesi primaverili, non è carino restare tutto il giorno con i piedi zuppi d'acqua se si cade in una delle pozze del torrente.


Dopo una pausa invernale dedicata a fare altro e ad espiare i nostri peccati siamo tornati sulle tracce di qualche itinerario per principianti.
Lo sapete, un dio ci apparve anni fa, sotto forma di Muflone argentato e ci intimò di portare il verbo della montagna anche a voi, che passate la vostra vita tra i colesterolici agi della città.

Arriva la primavera, il vostro tasso glicemico ha portato il vostro medico al collasso, siete più gottosi di un monarca del cinquecento spagnolo e la vostra partner teme di sprofondare tra i vostri rotoli nel momento della coccola serale (o quello che fate voi, non ci importa). E' giunta l'ora della vostra trasformazione annuale.
Ora che i fiori sbocciano, le gemme imperlano i rami e gli animali d'ogni sorta preparano le danze dell'amore, anche il vostro istinto primordiale di barbaro guerriero nordico si risveglia dal torpore metropolitano bramoso di calcare nuovi arditi sentieri tra le vette.
Ovvio, non è che siete proprio allenati come un tempo, quando, doppiavate, madidi di maschio sudore, i tempi indicati sulle segnaletiche (nel senso che ci mettevate il doppio del tempo).
L'itinerario che ti proponiamo è quello che fa per te.
Unisce il bello di una passeggiata a contatto con la natura, allo sforzo non esagerato della prima uscita, alla bellezza petrarchescha del veder chiare dolci e freche acque, non fingete di avermi capito, tanto ormai l'ignoranza è sdoganata, piuttosto, preparate lo zainetto con l'occorrente come vi abbiamo insegnato nei post precedenti e gambe in spalla.

Settate l'apparecchio di localizzazione geosatellitare sull'abitato di ERVE, piccolo centro sopra Calolzio Corte, in provincia di Lecco.
Arrivati che sarete al paese, attraversato un bellissimo canion tra le montagne cerca posto in uno dei molteplici parcheggi che troverete costeggiando il torrente. Non vi potete perdere, la strada asfaltata termina all'attacco del sentiero quindi non ci sono possibilità di errore, se sei fortunato, o se decidi di salire in settimana potresti addirittura trovare parcheggio a ridosso ponticello che segna l'inizio del tuo percorso per i monti.
Subito oltre il ponte, che come sapete divide la città dall'avventuroso mondo della natura selvaggia e sempreverde, si inerpica una strada carrozzabile chiusa al traffico ma dove puoi ancora trovare qualche mezzo agricolo in discesa o in salita.

La strada costeggia un torrente che via via lambisce sempre più i vostri piedi e che, giunti nei pressi di una casa bianca che porta nome di rifugio due camosci dovrete guadare come faceva Indiana Jones in uno di quei film che vi siete guardati per la millesima volta a casa questo inverno mentre ingoiavate patatine e tracannando bevande gassate.

Il guado del torrente non presenta  alcuna difficoltà né qui né le presenterà le successive sei o sette volte che vi capiterà di farlo durate la salita quindi non ve la menate, non fate selfie e non andate a fare i bulli di quartiere. Un solo consiglio serio, se salite con cani fate attenzione, le pozze più in basso e più in alto sono un goloso gioco per i quadrupedi domestici ma in alcuni casi, soprattutto a primavera è difficile uscirne e spesso ci si deve passare una buona mezz'ora per estrarre Fufi dal suo bidet.
Passato che avrete il guado della vita, troverete che la mulattiera che sin qui vi ha accompagnati si riduce alle dimensioni di un vero e proprio sentiero che si inerpica tra i boschi, passando vicino ad una fonte d'acqua e a piccole costruzioni che fungono da rimesse per i contadini che hanno campi in quelle zone.
Nelle giornate di primavera da qui si incontrano bellissimi esemplari di salamandra, occhio a non schiacciarle ed evitate che Fufi (ma che cazzarola ve lo siete portati dietro a fare se non lo sapete tenere?) nel tentativo di fare una strage non caschi nel ruscelletto di cui sopra.

Il sentiero non presenta alcuna difficoltà ma spesso è molto fangoso e umidiccio (se così non fosse col cavolo che trovavi le salamandre!) quindi ti può capitare di fare qualche mezzo scivolone ma non ti preoccupare il pregiato lardo che ti è cresciuto nei mesi invernali intorno alla vita e sui glutei attutirà qualunque urto.
Dopo alcuni minuti di cammino vi troverete ad un bivio che indica il rifugio Alpinisti Monzesi meglio conosciuta come Capanna Monza.
Il sentiero N° 11 come potete osservare procede in entrambe le direzioni del bivio se proseguite dritto farete il sentiero della Sorgente san Carlo (oggetto di questo post), se deciderete di prendere la variante indicata come Pra De Rat arriverete comunque a destinazione ma sappiate che per una buona mezz'ora il sentiero è ripidissimo e molto impegnativo per gambe e fiato.

Il sentiero che passa dalla sorgente San Carlo viene utilizzato dai gestori della capanna Monza per rifornire il rifugio. La capanna si approvvigiona nella maniera più ecosostenibile del mondo: il mulo. E' un sentiero facile e senza particolari pendenze e accelerazioni, molto ben segnalato e nessuna possibilità di perdersi, quindi non date colpa a noi se vi ritrovano dopo sei mesi tra i boschi della maremma fidanzati con un cinghiale che forse non vi ama ma cucina bene.
Dopo un quarto d'ora di tragitto attraversato che avrete un ponte sul torrente arriverete alla fonte con le sue riposanti panchine e la sua frescura d'altri tempi. Ristoratevi come fece l'accaldato Petrarca sulle rive del rinascimentale Arno e rimettete in moto le chiappone.

Come dicevamo qualche riga sopra, per tutto il resto del tragitto resterete praticamente nel bosco ma dovrete passare a destra e sinistra del torrente guadandolo in continuazione. Non ci sono pericoli di sorta e, soprattutto d'estate si trova poca acqua, in primavera fate maggiore attenzione ai sassi su cui mettete i piedi ma l'unico pericolo che correte è quello di inzupparvi d'acqua fredda.

Dopo un'ora e mezza di cammino (due se le vostre condizioni rasentano l'obesità severa) lungo il sentiero giungerete nei pressi della vostra meta.
Durante i week end estivi la capanna Monza è estremamente frequentata anche perché è meta di arrivo e partenza dell'anello del Resegone, una via alpinistica che gira intorno alla montagna e ritrovo degli arrampicatori che si cimentano sulle vie lunghe della bastionata del Resegone, l'impressionante muro di roccia (dolomia se siete appassionati di geologia) che vedete alle spalle del rifugio.
In giugno il rifugio è la meta d'arrivo di una massacrante corsa a squadre conosciuta come Monza Resegone (sì, hai capito bene, partono da Monza e se la fanno di corsa fino al rifugio, poi arrivano e la maggior parte collassa) che ti sconsigliamo di prendere in considerazione per tutta questa vita e per la prossima.

Ben arrivati, la cucina è buona e la vostra fatica può essere tranquillamente ricompensata.
Ultimo avvertimento, se volete fare il Pra de Rat (a breve faremo un post su questa variante) evitate di farlo in discesa, non vi godreste il panorama e la discesa è molto più impegnativa della salita, soprattutto per veri neofiti.

Buona camminata!

PS
L'ho fatta tanto lunga per permettere di inserire più foto possibile della nostra fotografa Valentina, che ringraziamo immensamente per il lavoro e la passione.
La nostra amica si è giocata un già malandato ginocchio per portare a termine l'opera che le avevamo chiesto. Speriamo che la prossima volta le nostre foto siano degne di queste e le auguriamo di rimettersi in forze in modo da poter tornare a girellare con noi (rovinandosi ancora il ginocchio e permettendo così di mostrare il mio lato umano).








mercoledì 30 settembre 2015

GRIGNA, DA CAINALLO A RIFUGIO BIETTI

SENTIERO: E
TEMPO MEDIO DI ASCENSIONE 1:45 - 2:00
TEMPO MEDIO DI DISCESA: 1:30
ALTITUDINE MASSIMA  1719 M 
RIFUGIO DI RIFERIMENTO: RIFUGIO BIETTI - BUZZI 
PERIODO CONSIGLIATO: GIUGNO - SETTEMBRE (ad agosto molto frequentato)


Il secondo itinerario (dopo il sentiero per il Bogani) per principianti che voglio proporre sulla Grigna porta da Cainallo al rifugio Bietti passando per le famose (per i conoscitori della zona) Bocchette.
Nelle giornate limpide questo itinerario è molto interessante anche perché si dipana su un versante molto aperto e permette una visuale di panorami davvero interessanti
In questa stagione non è insolito vedere cespugli di Stelle Alpine e di altri fiori rarissimi.

Tutto quello che dovete sapere sull'accesso e sulla prima parte di salita lo troverete sul post dedicato al rifugio Bogani.
La prima parte del sentiero infatti è comune per i due rifugi come segnalato dalle frecce presso il parcheggio.

Siete già sudati come cammellieri del Sahara per lo sforzo di aver dovuto consultare il post precedente e ve la state prendendo con il sottoscritto? Me ne compiaccio, anche incazzarsi è un'attività aerobica!

Una volta arrivati al bivio ben segnalato che troverai dopo circa mezz'ora di cammino segui per Rif. Buzzi (SENTIERO SEGNALATO CON IL NUMERO 24).

Inizialmente il sentiero tira un pò per poi scollinare dall'altra parte del declivio.
resta sul sentiero ed entra nel piccolo boschetto che dopo pochi passi diraderà e aprirà la vista alla visione della valle sottostante (non te la mettiamo perché saresti capace di non andare e di dire che ci sei stato solo basandoti sulle nostre foto)



Arrivato a questo punto puoi scegliere se andare a destra o a sinistra, ma visto che questo è un blog politicamente orientato noi ti ordiniamo di andare a sinistra e di seguire il sentiero 24.
Potrai osservare una specie di chiesetta su un piccolo rialzo erboso sempre ben ordinata e pulita.
E' la cappella bivacco 89° brigata partigiana Poletti, eretta in ricordo di due partigiani uccisi durante la resistenza 
(per una sommaria storia del luogo clicca qui)

Anche qui troverai che il sentiero si biforca, una direttrice va verso la chiesetta e un'altra la lascia sulla sinistra e procede poco più in basso.
Segui la seconda via. Poco oltre il bivacco vedrai alcune frecce, indicano le vie che si inerpicano verso la cima, le quali sono bellissime ma ne parleremo in un altro post (ho inoltrato una richiesta alla tua mamma, mi ha detto che ancora non sei pronto, inoltre ha preparato la parmigiana per cena e non vuole che torni a casa tardi, che poi fredda ti resta sullo stomaco e non dormi).

Dal bivacco il sentiero si stringe ma procede praticamente in quota con alcuni piccoli saliscendi per parecchi minuti fino a portarti alla base della Bocchetta, un meraviglioso spettacolo della natura onestamente troppo bello per te...

Superata la bocchetta il sentiero continua ancora pianeggiante o in lieve pendenza fino ad arrivare un una decisa discesa che potrebbe farti venire l'idea che tu abbia sbagliato strada.
Non è così, scendi con sicurezza il tratto ascendente che riprenderà quota subito dopo con una nuova salita decisa.
A questo punto il rifugio è a poche centinaia di metri di distanza e lo potrai vedere già da lontano in tutto il suo splendore.
Arrivato al rifugio, sudato e affannato come un porno divo dopo una giornata di onesto lavoro, puoi fermarti e ordinare il desco oppure provare a prendere una delle varie vie che da lì si dipartono.
Nessuna di esse è facilissima ma nemmeno impossibile, per un veloce giretto di un'oretta consigliamo di chiedere indicazioni per il Sasso Cavallo, piccola cimetta non troppo impegnativa anche se devi tenere presente che ci sono alcuni tratti esposti che sono assicurati con catene e funi e un paio di passaggi liberi non proprio facilissimi se per caso soffri di vertigini.
Se vuoi allungare la passeggiata e hai deciso di fermarti a mangiare al rifugio vi consigliamo, soprattutto d'estate, di prenotare i posti, non è infrequente restare in piedi, soprattutto nelle ore di punta mangereccia.

  

mercoledì 3 giugno 2015

GRIGNA, DA CAINALLO A RIFUGIO BOGANI


SENTIERO: E
TEMPO MEDIO DI ASCENSIONE 2:00 
TEMPO MEDIO DI DISCESA: 1:20
ALTITUDINE MASSIMA  1806 M 
RIFUGIO DI RIFERIMENTO: RIFUGIO BOGANI (EX CAPANNA MONZA) 
PERIODO CONSIGLIATO: GIUGNO - SETTEMBRE 


Non tutte le montagne sono uguali.
Benché l'amore per la quota, per il camminare diverse migliaia di metri sopra il resto della massa umana, lasciando i problemi della vita e le sue piccolezze ben al di sotto dei 1500 metri, spinga gli appassionati delle montagne a cercare sempre nuove sfide e nuovi panorami, c'è sempre una montagna per la quale si prova un amore particolare.
Per alcuni è la prima, piccola, vetta che si è potuto raggiungere da ragazzi da soli, senza l'aiuto di qualcuno. Quel punto che quando sei arrivato in cima ti sei detto: "Magari non sono in cima al mondo... però sono in cima al mio mondo".
Per altri, come per le relazioni d'amore, è stato un incontro più maturo, qualcosa che hai pensato a lungo, che hai potuto pianificare e studiare ma che alla fine ti ha lasciato quello strano gusto che non ti era mai capitato, e da allora ogni volta che ci torni è quel gusto che vuoi assaporare.

Questa vetta, per me che scrivo, è la Grigna.
La Grigna settentrionale (il Grignone come viene chiamato dagli appassionati).

C'è una leggenda che vuole la Grigna come una guerriera antica che rifiutò l'amore di un cavaliere che voleva correre verso di lei e che lo fece uccidere dalla sua sentinella con un colpo di freccia in testa.
Il cavaliere innamorato morì all'istate ma dio punì la guerriera trasformando lei e la sentinella in due montagne aspre, rocciose e ferrose (la Grigna e la Grignetta).
Per chiunque ami le montagne lombarde la Grigna è, e resta, la regina delle prealpi.

rifugio Brioschi, vetta della Grigna 

Gli itinerari che si dipanano dalla Grigna sono moltissimi, come moltissime sono le storie che la vedono protagonista.
Come al solito, essendo questo un sito per neofiti e dilettanti i primi itinerari che proponiamo non vi porteranno in vetta (per quella c'è tempo e prossimamente posteremo l'itinerario più facile per salirvi ma per ora non chiedete troppo a voi stessi).

La passeggiata che vi proponiamo oggi vi porterà fino al rifugio Bogani (ex Capanna Monza) a quota 1806mt.
Per gli appassionati di storia contemporanea la Bogani è stata una delle basi della 89esima Brigata Garibaldi durate la seconda guerra mondiale, data alle fiamme dai fascisti nel 1944 e poi ricostruita.

Ok, cari bradipi da città, si comincia.
Settate il vostro apparecchio di localizzazione satellitare per Alpe Cainallo.
Giunti che sarete qui dovrete fermarvi presso il rifugio Cainallo per fare una cosa che ritengo davvero contronatura e che, fino a pochi anni fa, non si faceva: comprare un ticket da 2 euro per il posteggio.
subito fuori dal rifugio c'è una colonnina automatica che erogherà il biglietto facendovi ancora sentire in corso Benos Aires a Milano.

Espletato il rito del ticket montante nuovamente in macchina e prendete la strada che si inerpica in salita, è abbastanza stretta, se non siete abituati alla guida in montagna e usate la vostra utilitaria come un autotreno vi preghiamo di fare attenzione a quelli che scendono, soprattutto se sono in moto.
In breve (5 minuti se sapete guidare) arriverete ad un parcheggio sterrato.
Avvertenza: fate attenzione alla macchina soprattutto se è bassa, il parcheggio è stracolmo di pietre e rischiate di spaccare qualcosa sotto il veicolo.
Mettete il ticket in vista... lo avete fatto? Avete chiuso i finiestrini? Ok allora cominciamo a parlare del sentiero.

Cominciate a camminare nella direzione opposta rispetto dove siete arrivati e verso un pianoro erboso, praticamente subito vedrete delle frecce sulla vostra destra che indicano i percorsi e vi segnalano un sentiero che si inerpica nel bosco unitamente all'indicazione di cortesia che indicano se i rifugi sono chiusi o aperti (nel periodo estivo, fino a settembre tutti i rifugi sono aperti sette giorni su sette, non vale per l'inverno e la primavera quindi fateci caso) .

Il sentiero è molto ben tracciato e perdersi è impossibile, sale deciso per i primi metri (dieci minuti in tutto) fino  a prendere una certa quota, poi si rilassa e offre qualche passaggio in piano.
ci sono alcuni piccoli passaggi su canaloni strapiombanti ma il sentiero resta largo e sono attrezzati con catene di sicurezza (... non che ce ne sia bisogno visto che il sentiero ha le dimensioni di un'autostrada ma mi ha telefonato ieri tua madre per raccomandarmi di dirti che devi fare
attenzione e che lei ti aspetta a casa in trepidante attesa).

Dopo circa una mezz'oretta a passo normale (45 minuti se hai mangiato troppo la sera a cena o se hai una palla da carcerato attaccata alla caviglia) arriverai ad un bivio nel bosco, segui la strada per rifugio Bogani (sentiero n°25) che procede in piano per qualche minuto e poi perde di quota decisamente passando a ridosso di alcuni costoloni rocciosi e oltrepassando altri canaloni.

Dopo circa un chilometro in discesa il sentiero ricomincia a salire in modo deciso, oltrepassando un ponte di legno sull'ennesimo canalone. In breve raggiungerai un cancello di legno che nella stagione estiva è normalmente chiuso.
Sul cancello c'è scritto di richiuderlo al passaggio per evitare di fare scappare gli animali che da questo punto in poi sono liberi al pascolo.

Lo so che ormai sei sudato come un muflone dopo la monta ma ottemperare alla richiesta del pastore non ti costa nulla...

Dopo circa mezz'ora di cammino il paesaggio cambia aspetto e il sentiero diventa un pò più faticoso. Puoi notare oltre un boschetto di pini e abeti le sagome di
alcune baite alte e una serie di prati magri con alcuni abbeveratoi e pozze d'acqua artificiali per gli animali.
Qui la strada si fa decisamente più ripida e, nei pressi delle baite puoi vedere nuovamente le segnaletiche che indicano i rifugi Bogani e Brioschi.
A meno che la tua cataratta non sia peggiorata nella salita ti accorgerai subito che le tracce del sentiero sono ormai piuttosto confuse per colpa
della conformazione del terreno e puoi percorrere diverse alternative per arrivare a destinazione, cerca solo di seguire i segnavia che ti porteranno su di un sentiero fatto di roccette e in pochi metri al Rifugio, dove potrai riposare le stanche membra e attendere una porzione generosa di polenta condita con quel che ti pare.

Dal rifugio potrai subito notare che le indicazioni proseguono indicando un sentiero in salita attraverso un passaggio tra le rocce.
La cima della Grigna e il suo rifugio distano ancora un paio d'ore (una e mezzo con un buon passo) ma il consiglio è quello di non salire alla leggera quel sentiero.
Può darsi che arrivati in rifugio Bogani troviate qualche montanaro che vi dirà che da la sopra si sale senza problemi ma non dategli retta. Mi spezzareste il cuore... e voi potreste spezzarvi una gamba.
In effetti la salita verso il rifugio Brioschi dal ghiaione (sentiero 25) è una delle più facili e la prima che, di norma, faccio fare a chi sale con me ma, per affrontarla da soli e senza mai essere saliti prima in vetta, ci vogliono alcune precauzioni basilari e conoscenze su come si sale (e si scende) da un percorso del genere.
Soprattutto, fino a giugno inoltrato, molti passaggi sono ancora coperti di neve, percorribile con un pò di attenzione senza grandi sforzi, ma dove scivolare è molto facile e scivolare in Grigna vuol dire fare un volo di qualche decina di metri o più.
Solo per darti un'idea dei rischi che corri inseriamo una serie di foto del sentiero scattate tra maggio e giugno di quest'anno.
 


Gazie a Francesca per le magnifiche foto
 



 






lunedì 25 maggio 2015

VAL DI MELLO... anche tu puoi andare a disturbare gli arrampicatori felici!


SENTIERO: T 
TEMPO MEDIO DI ASCENSIONE 1:50 
TEMPO MEDIO DI DISCESA: 1:20
ALTITUDINE MASSIMA   1255 M 
RIFUGIO DI RIFERIMENTO: SUL SENTIERO SI POSSONO TROVARE MOLTISSIMI RIFUGI DI BASSA MONTAGNA E UNA TRATTORIA
PERIODO CONSIGLIATO: DA APRILE A FINE OTTOBRE 

Dopo aver esplorato alcuni sentieri del triangolo lariano, comodissimi da raggiungere con la tua autovettura dalle città e dai paesoni della pianura ora ti proponiamo un sentiero che si inerpica sulle montagne della Valtellina, nella magnifica Val di Mello.

Questo sentiero, questa volta, lo puoi fare con tutta la famiglia, anche con la vecchia zia che continua a riempirti di bacioni e che anche se ormai sei quasi arrivato ai quaranta ti chiede ancora se ti sei diplomato e se hai la morosa (hahahaha); è molto tranquillo non ha alcun tipo di difficoltà, ma da una bella sensazione di montagna.
Se porti su con te un bradipo obeso in condizioni ancor peggiori delle tue potresti addirittura fare la figura di quello che di montagna ne sa una cifra, percorrendo spocchioso un sentiero quasi sempre pianeggiante ma con le alte cime delle montagne davanti a sé.

Prima di spiegarti il tracciato, poche parole su cosa rappresenta la Val di Mello per la comunità dei montagnari veri e propri.
Apriamo il libro di terza elementare alla pagina "Le Glaciazioni": devi sapere che tutta l'imponente vallata che hai davanti una volta era un enorme ghiacciaio.
Con il termine dell'ultima glaciazione i costoni di alcune delle montagne granitiche che hai di fronte si sono staccati e sono letteralmente scivolati a valle disponendosi in bella posta qua e la per i pianori erbosi liberi dalle lingue di ghiaccio.
Questo ha fatto sì che la valle sia piena di massi granitici modellati dal ghiaccio (anticamente) e dal vento e dalla pioggia (nei tempi più recenti) e che questi siano negli anni diventati il paradiso dell'arrampicata di tutto il mondo.
Per tutto l'anno l'intera valle è percorsa da gruppi di arrampicatori di diverso tipo che provano e riprovano le loro vie e che rendono l'intero luogo un posto vivo e magico.

Durante la tua salita troverai molto spesso dei grossi massi dove gli amanti della disciplina chiamata Boulder si appendono con titanico sforzo alle rocce e tentano eleganti progressioni per raggiungerne la vetta. Un pò quello che fai tu quando devi salire al secondo piano e ti accorgi che l'ascensore è rotta, solo che loro si lamentano meno, non la menano per una settimana con l'amministratore e se gli offri una birra magari ti raccontano cose interessanti (mentre la tua disavventura con l'ascensore che stai propinando ai vicini da giorni non lo è) 

Comunque oltre che per questa particolarità eccezionale la valle (dichiarata riserva naturale nel 2009 e preclusa al traffico veicolare) è uno spettacolo di incredibile bellezza anche per un camminatore come te.

Il modo più comodo per raggiungerla è quella di impostare il navigatore del tuo veicolo dotato di ruote sul paesello di San Martino Val Masino (SO).
Arrivato a San Martino cerca la chiesa del paese, non potete mancarla, assomiglia ad una chiesa... comunque se non siete abituati chiedete a qualunque vecchietta.
dietro alla chiesetta, sotto un grosso masso si apre un vicolo che vi porterà su un sentiero segnalato piuttosto semplice e pianeggiante che in poco più di 10 minuti vi rimetterà su di una strada asfaltata.  
L'unico dubbio che potrebbe venirvi su questo sentierino lo potreste avere una volta giunti ad un bivio: sulla vostra sinistra il sentiero continua a salire, andate da quella parte, il sentiero che va in discesa arriva al torrente poco sotto e lì si ferma.
oltrepassato il bivio troverete altre diramazioni, tenete sempre il sentiero meglio tracciato ma non preoccupatevene troppo, sbucherete sempre sulla strada asfaltata solo qualche metro più avanti o più indietro.

Arrivati come sarete sull'asfalto che tanto vi richiama i vostri echi da cittadini, volgete lo sguardo alla vostra destra e cominciate a camminare.
Di lì a pochi istanti, vedrete uno spiazzo con un cartello su cui campeggia la scritta VAL DI MELLO e una sacco di adesivi appiccicati.
Sono gli stemmi di vari gruppi di arrampicata e di alcune marche tecniche per l'arrampicata e il boulder, segno della presenza costante degli arrampicatori nella valle.
come potete vedere dalla fotografia il cartello riporta anche l'indicazione del rifugio Allievi, la camminata per questo rifugio è davvero bella ma molto complessa e per certi versi da affrontare con attenzione, nel prosieguo della vostra camminata troverete altre frecce per il rifugio, se siete dei neofiti per ora il consiglio è di non seguirle (4 ore sono davvero 4)

poco oltre il cartello la strada da asfaltata si fa acciottolata, sempre larga e ben tenuta, costeggia il fiume e regala i primi begli scorci su tutto l'arco della valle, fino a giungere al parcheggio della locanda risotrante Gatto Rosso, primo punto di ristoro della valle.
superato il ristorante il sentiero si stringe un pò e dopo una breve pendenza agli occhi del turista si apre l'intera magnificenza della valle.

una delle caratteristiche più intriganti della valle è il continuo fiorire di laghi limpidissimi e polle d'acqua gelide che costellano l'intero percorso e offrono all'amante della fotografia una continua fonte di soste e di scorci... 
Uno dei luoghi più fotografati è un lago dalle acque smeraldo chiamamto simpaticamente il Bidet della Contessa.
Non mi sono mai soffermato a cercare di capire il perché del nome ma il colpo d'occhio ha un che di libro fantasy.
camminando sul sentiero noterete una pietra che si stende per qualche metro all'interno del lago, è il punto panoramico migliore per ammirare la bellezza del sito.
Probabilmente è superfluo dirvelo, perché siete degli adulti e perché certe idee non le avete mai avute nemmanco quando eravate cuccioli di foca ma resistete alla tentazione di farci un tuffo, specialmente se avete appena mangiato le provviste che la mamma vi ha messo nello zaino... l'acqua è gelida e finirci dentro provoca ipotermia.

Superato il magnifico scorcio ben presto vedrete le sagome di alcune case, sono vecchie baite di pastori e contadini che ora sono state riammodernate come case vacanze. Qui potete trovare altri due punti di ristoro attivi praticamente tutto l'anno (eccezion fatta per i mesi invernali più estremi).
superato il gruppo di case di cui abbiamo appena parlato il sentiero continua in piano costeggiando o allontanandosi dal fiume per poi riprenderlo di lì a poco. seguendolo troverete un masso con l'indicazione per il rifugio Allievi (aperto da gugno a ottobre), non seguitela perché da lì, per arrivare a destinazione ci sono almeno tre ore di strada (bellissima ma fuori portata per un neofita).
Sempre tenendo la strada di fondovalle arriverete ad un ponte di legno sul fiume: i ponti sono due uno più in alto, certamente migliore e più solido e uno più in basso, vecchio e traballante che ha il pregio di farvi risparmiare qualche minuto. In ogni caso non fatevi venire l'idea malsana di guadare il fiume (l'ho visto fare da alcuni fessi in qualche occasione), subito sotto ci sono alcune piccole cascate e rapide che nascondono sassi pericolosissimi, scivolare significa rischiarci la pelle!
Superato il ponte trovate la vostra passeggiata giunge al temine all'interno di un anfiteatro naturale che toglie il fiato per la sua maestosità.
I ghiacciai i boschi e la velle sono gentilmente offerti da madre natura.
      







  

sabato 9 maggio 2015

DA CANZO AI CORNI DI CANZO

SENTIERO: T fino al bivio per i corni (sentiero 5) E per tutto il resto del tragitto
TEMPO MEDIO DI ASCENSIONE 2:00 per il rifigio SEV 
TEMPO MEDIO DI DISCESA:  1:20
ALTITUDINE MASSIMA 1225 M 
RIFUGIO DI RIFERIMENTO: SEV 1225 m
PERIODO CONSIGLIATO: DA FINE MARZO A FINE OTTOBRE (con adeguate condizioni meteo) 

Il secondo itinerario per principianti che parte da Canzo (dopo quello che conduce al la monte CORNIZZOLO) ci porta verso i CORNI, tre formazioni rocciose sulla cui sommità per ora ti puoi scordare si salire se sono i tuoi primi passi in montagna fatta eccezione per il corno centrale sul quale però, per avventurarsi consigliamo comunque la presenza di un compagno più esperto (la breve ma divertentissima salita al corno centrale sarà materia di un post successivo).

Visto che sappiamo che stai per fare i tuoi primi passi su per le cime, e visto che davanti allo schermo del computer ci potrebbe essere una madre in lacrime o, meno probabilmente, una fidanzata preoccupata, abbiamo pensato ad un percorso dove non ti sarà difficile dare forfait all'ultimo momento e trovare una soluzione placida e mangereccia per colmare il vuoto che la tua condizione di "vinto dalla montagna" ha creato in te.

Andiamo con ordine, come arrivare a Canzo e dove parcheggiare te lo abbiamo già spiegato nel post precedente . Giunto allo spiazzo della fonte, dove vedrai le ultime auto parcheggiate, di cui abbiamo già detto prendi la strada alla tua sinistra che va decisamente in salita.
Troverai le solite frecce che indicano PRIMALPE - TERZALPE - CORNI.
La carrozzabile è percorribile in auto dai residenti delle case più alte e dai gestori dei vari rifugi quindi potresti essere superato da qualche fuoristrada.
Inizialmente la strada è un pò faticosa e non mancherai di maledirla per la durezza dei sassi ma in poco meno di mezz'ora se vai di buon passo (nel tuo caso in 45 minuti) arriverai alla bellissima Primalpe.

Primalpe è un'antica cascina riadattata per fungere da centro di educazione ambientale, la fonte d'acqua che incontri sulla tua strada è ottima per rifocillare le tue già stanche membra.
Se poi sei già morto di fatica e la mamma ti ha 
messo nello zaino una teglia di melanzane al forno, uno stinco di maiale e una mela per dessert potresti già fermarti sui prati circostanti e aspettare il tempo di tornare a casa.

Diversamente prosegui per la tua strada che, ben presto, farà una curva e oltrepasserà un torrente.
Dopo qualche centinaio di metri vedrai una nuovo gruppo di frecce.
una indica un sentiero che si inerpica nel bosco e porta la dicitura CORNI le altre indicano TERZALPE e altre mete tra cui la via ferrata ai corni.
Qui ti si presentano due opzioni (oggi siamo per i bivi della vita), la prima è quella di seguire la freccia CORNI e di entrare nel bosco, di norma simbolo di coraggio e di amore per l'avventura, la seconda è quella di andare dritto e di arrivare a TERZALPE che si raggiunge in un quarto d'ora di camminata sulla solita strada (simbolo di sfaticataggine e crapuloneria) e che è sede di un ottimo agriturismo ove a prezzi modici potrai mangiare degli ottimi piatti facendo finta di essere appena sceso dal sentiero della ferrata dei corni.
terzalpe
Qui il consiglio è di non indulgere in particolari sulla tua scalata, tanto la gente non ci casca.

Se invece deciderai di fare la scelta di coraggio che ti abbiamo proposto, comincerai a salire per il bosco su di un sentiero molto ben segnalato da numerosi segnavia posti sugli alberi che in un'oretta di cammino ti porterà ad un gruppo di case poste al limitare di un prato erboso.
Ci spiace, non sei ancora arrivato.
Giunti a ridosso delle case ti accorgerai che il sentiero (piuttosto piccolo e, soprattutto in primavera, spesso fangoso e a tratti innevato) piega a sinistra. Dopo pochi passi vedrai la sagoma del rifugio SEV di fronte a te e ti accorgerai che sotto di te si apre una strada carrozzabile.

Il panorama, da qui, è già molto interessante e di fronte a te si apre il bellissimo prato della cima e potrai osservare l'intero ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno tra due file non interrotto di monti (bla bla bla).
Il rifugio SEV è aperto da giugno a ottobre salvo casi particolari e feste comandate, tienilo presente. Se vuoi rimanere in cima hai a disposizione diversi ettari di prato per il tuo pic nic.
Diversamente, se proprio la tua fame ferina non vuol sentire ragioni puoi decidere di prendere la strada carrozzabile che hai visto prima e scendere a Terzalpe, dove l'oste non mancherà di rifocillarti a dovere.
Attento comunque al sentiero che prendi per la discesa.
Se torni sui tuoi passi, all'altezza delle case che hai trovato prima il sentiero si biforca, uno resta in piano e procede in direzione retta passando su un grande prato ove al centro puoi vedere una croce di legno; l'altro scende verso il basso ed è quello che hai fatto in precedenza per salire.
Il primo sentiero che ti abbiamo indicato è molto bello e panoramico, passa vicino all'attacco della ferrata dei corni e arriva comunque a Terzalpe ma è molto lungo e ripidissimo in discesa e la cosa potrebbe mettere in seria difficoltà le tue ginocchia, gambe e caviglie. Inoltre se decidi di scendere da quella parte stai attento ai segni perché in molti casi il sentiero si dirama e sbagliare significa fare parecchia strada in salita su sassi piccoli e friabili. 
In parole povere è altamente sconsigliabile per un neofita, soprattutto se ha una preparazione atletica un scarsa.
Giunto a Terzalpe potrai continuare la tua discesa sulla carrozzabile fino a Canzo e quindi riprendere la tua rumorosa auto e tornare alla civiltà borghese da cui se venuto.